|
Rumore di fondo di macchinari in funzione.
Mi sento soffocare. Ho i polmoni pieni d'acqua. Comincio a sputare e poi
vomito un liquido viscido schifoso. Che cazzo d'incubo è mai questo?
Apro gli occhi, ma non ci vedo. Li sfrego con le mani. Sono tutto
bagnato.
Una teca di cristallo.
Sono sdraiato in una teca di cristallo come Biancaneve e i sette nani.
Spero soltanto che adesso non arrivi un principe frocio e cerchi di
baciarmi sulla bocca.
Poi lo vedo e tutto mi torna alla mente, feroce e doloroso come il
proiettile della Desert Eagle.
Un display mostra la dicitura Elapsed time: 98 years, 7 months, 14 days.

Ho accettato la missione senza speranza e senza ritorno. Ho dormito per
quasi cento anni e adesso sono una scheggia del pianeta Terra dispersa
nello spazio siderale.
E non so nemmeno per cosa e perché.
Spalanco gli occhi, terrorizzato.
Il respiro mi si fa affannoso fino a mandare in allarme il sistema di
monitoraggio, allora comincio a inspirare e espirare profondamente, fino
a quando l'allarme si ferma.
Resto così, non so quanto.
Tento di muovere lentamente un braccio ma subito lo lascio ricadere.
Inspiro profondamente e riesco a mettermi seduto. Sono nudo e ricoperto
di un liquido trasparente e melmoso. Il sistema di monitoraggio
ricomincia subito a suonare. Mi strappo di dosso i sensori e schiaccio
tutti i pulsanti che trovo per tacitare l'allarme.
Mi giro di lato e appoggio i piedi a terra.
Ho freddo.
Mi alzo in posizione eretta, ma torno subito a sedermi. Mi gira la testa
e le gambe non mi reggono. Ci provo ancora una, due, dieci volte fino a
quando mi sorreggo con un braccio a una parete e riesco a muovere alcuni
passi.
So cosa devo e voglio fare.
Raggiungo una porta. Sono pochi metri, ma è come per uno sciancrato
partecipare a una maratona. Entro in una piccola stanza e schiaccio un
pulsante. Si apre una porta scorrevole. Entro barcollando e sono
investito da un getto di vapore.
Finalmente riesco a mangiare senza vomitare. Sono passati due giorni dal
mio risveglio e ho ripreso confidenza con la nave. Sono riuscito anche a
tagliarmi i capelli, a radermi e a fare quasi tutti gli esercizi di
riabilitazione che mi avevano insegnato.
Le macchine sostengono che sto bene. Quando mi guardo allo specchio mi
trovo leggermente invecchiato, ma, a dire il vero, non so se sono i miei
ricordi ad esserlo.
Riesco anche a parlare con JR, il computer di bordo.
Non è un tipo molto simpatico e non ha il minimo senso dell'umorismo, ma
è meglio che niente. Mi sono rivisto anche qualche vecchio buon film e
ho cominciato a rileggere un libro di Demille. Me lo ricordavo diverso…
In sala controllo c'è una grande vetrata e da lì si vede un pianeta
coperto di nubi. Non sono scemo e ho capito che è quello l'obiettivo
della mia missione. Ci stiamo girando attorno da un paio di giorni,
stando al display, perché quassù il tempo non ha alcun significato.
Ho provato a interrogare JR sulla missione ma anche lui ne sa quanto me.
Adesso sto mangiando una poltiglia marrone che secondo quelli
dell'Agenzia Spaziale dovrebbe avere il sapore del pollo. È uno schifo.
Quando torno devo dire un paio di paroline a quel cazzone del loro
cuoco.
"Maggiore Joshua Franklin Collins, è atteso in sala controllo".
Mi spavento ancora quando sento il sintetizzatore vocale di JR. Gli
hanno dato la voce di Frank Sinatra ma quando gli ho chiesto di cantarmi
Under my skin mi ha risposto che la sua programmazione non lo prevede.
"Chiamami solo Joshua, JR, così facciamo prima…"
"Come vuole Maggiore Joshua".
Oltre a non saper cantare, ogni tanto, penso che sia scemo. Dio non
voglia che debba mai impartirgli degli ordini in una situazione di
emergenza…
Mi avvio verso la sala controllo.
Da quando mi sono svegliato è la prima volta che JR mi chiede di andare
in sala controllo. Probabilmente è arrivato il momento.
Mi siedo al posto di comando e guardo il pianeta ricoperto di nubi. Fra
una nube e l'altra s'intravedono delle macchie verdastre. Deve essere
abitabile. Perché, se no, mi avrebbero mandato fin quassù, da solo?
Sul grande schermo, dove di solito sono proiettati i dati di
navigazione, appare una dicitura bianca su fondo nero: "20xx, Septmber
24th".
Ci siamo. Lo stomaco mi si torce per l'emozione.
Sullo schermo appare l'immagine di un uomo sui cinquant'anni, grassoccio
e sorridente. Indossa un abito di buon taglio.
"Buongiorno… immagino che lei sappia chi sono io… uhm… comunque sono
Frank Lloyd, il suo Presidente. Almeno, lo ero al momento di questa
registrazione… Lei, infatti, dovrebbe aver fatto una bella dormita…"
Lo conosco eccome: è quello stronzo per cui avevo votato e che poi aveva
tagliato i fondi alla mia squadriglia.
Il Presidente ridacchia mentre con gli occhi legge sui fogli che ha
davanti. Poi, rivolto a qualcuno che è dietro la telecamera che lo sta
riprendendo.
"Io non posso parlare di certe cose a uno chiamandolo Maggiore Joshua
Franklin Collins! Che diamine…"
Il Presidente torna a guardare la telecamera. Ogni tanto consulta i suoi
appunti.
"Senta, io la chiamerò Joshua… spero non si offenda… Allora Joshua,
dicevamo… ah, sì! Lei si è fatto una bella dormita: quasi cento anni,
secondo i nostri calcoli. Joshua, io non so molto di lei. So solo che ha
subito un grave lutto familiare… Cristo Santo! Moglie e figlia in un
colpo solo… condoglianze Joshua, mi dispiace davvero… e che poi ha
accettato questa missione, senza sapere dove era diretto e perché… Spero
davvero che lei fra cento anni riesca a vedere questo video perché, le
assicuro, che mi sento un po' un deficiente a dire certe cose a una
telecamera… Ma veniamo al punto: la sua missione. GodLand. Questo è il
nome che quei cervelloni dell'Agenzia Spaziale hanno inventato per
quello che le sto per dire. Immagino lei abbia sentito parlare del
Professor David Chandler, il più grande astrofisico dei nostri giorni…"
No! Non è possibile… Cristo Santo ma...
"Come lei forse sa il Professor Chandler è deceduto sei mesi addietro,
barbaramente trucidato durante una rapina..."
Mi copro il volto con le mani e sto per mettermi a urlare che no, non
voglio sentire, ma poi mi ricordo che quel che sto vedendo è solo una
registrazione e che tutto, ancora una volta, sarebbe inutile. Allora
tiro un respiro profondo, come se stessi fumando uno dei miei amati
toscani, e mi rimetto ad ascoltare. Ancora una volta la vita mi ha
fottuto.
"Chandler, e questo invece non lo può sapere perché si tratta di una
cosa così Top Secret che per poco quelli dell'Agenzia Spaziale non lo
dicevano nemmeno a me, aveva fatto una scoperta straordinaria… che se si
rivelasse vera cambierebbe di sicuro il corso della storia. Mi dispiace
non poterla vedere in faccia mentre le racconto queste cose… comunque,
Chandler in base a calcoli molto complessi e anche a certe prove
empiriche che, le confesso io non ho assolutamente capito, ha scoperto
il luogo dove tutto ha avuto origine!"
Il Presidente si prende una pausa.
Volesse Iddio che durasse all'infinito, questa pausa. Volesse Iddio che
si corrompesse il file video e si skretchasse l'hard disk sul quale è
archiviato.
"Joshua, capisce di cosa sto parlando? L'origine della vita,
probabilmente dell'universo intero… Sto parlando del luogo di Dio!"
Dio non c'entra niente in tutto questo. Lasciatelo stare che ha altro da
fare. Non so cosa, ma di certo qualcosa di più importante che ascoltare
i nostri farfuglii privi di senso.
"Io non so se lei sia credente. Io lo sono, o almeno lo sono tornato a
essere dopo aver saputo quel che le sto raccontando. Il luogo di Dio!
Non è… grandioso? E lei… lei ha il grande onore di essere il primo
essere umano a poter conoscere la Verità. Sì, Joshua, perché il pianeta
che dovrebbe essere davanti a lei è proprio GodLand: il luogo di Dio".
Il Presidente beve da un bicchiere perché l'emozione gli ha arso la
gola. Ma poi riprende.
"A questo punto avrà di certo capito qual è la sua missione. Scendere su
GodLand e scoprire la Verità. Nessuno sa cosa troverà, nemmeno il povero
Chandler lo sapeva… a proposito, se lo desidera e soprattutto se ci
capisce qualcosa, sulla nave dove lei si trova c'è copia della
documentazione che ha portato il Professore alla sua scoperta. Non
sappiamo se questa cosa sia pericolosa o meno ma… confidiamo sul suo
coraggio e… nella misericordia divina".
Il Presidente si avvicina alla telecamera e abbassa il tono della voce
per assumere un tono confidenziale.
"Joshua… in realtà, io non so perché abbia accettato questa missione
senza ritorno ma, a questo punto, poco importa. In questo momento per
lei è passato quasi un secolo da quella… cosa. Ne approfitti. Diventi
un… eroe non è la parola giusta. Mito, ecco! Diventi un mito, scopra la
Verità e la comunichi alla Terra. È la sua grande opportunità di
redenzione, sempre che lei sia un credente, certo. Io ho finito, Joshua…
Ah, mi dicono che JR, il computer di bordo, sa tutto: come inviare
comunicazioni alla Terra e anche come tornare a casa…
Joshua ci faccia onore, mi raccomando e se incontra Dio… va beh,
insomma… in bocca al lupo, Joshua!
Lo schermo ridiventa nero.
Mi alzo.
GodLand… che imbecilli… solo quelli dell'Agenzia Spaziale potevano
trovare un nome così…
"Joshua…"
Faccio finta di niente e continuo a fissare il pianeta senza accorgermi
che sullo schermo è apparso un altro uomo.
"Maggiore Joshua Franklin Collins…"
"JR non rompermi le scatole!" sibilo continuando a guardare GodLand.
"Non sono JR, Signore".
Allora mi volto e vedo l'uomo sul display.
"E tu, adesso, chi cazzo sei?"
"Ehm, sono Brian Redwall… sono un operatore dell'Agenzia Spaziale".
Sono sbalordito e ci metto alcuni secondi a rispondere.
"Non sei un video? Mi stai parlando in tempo reale?"
"È così".
"Impossibile! Non so quanti miliardi di anni luce mi separano dalla
Terra ma è tecnicamente impossibile che…"
"Maggiore…"
"Chiamami Joshua e basta…"
Brian sorride, sollevato. Sono le prime parole amichevoli che escono
dalle mie labbra.
"Ah, bene. Piacere di conoscerti, Joshua. Stavo dicendo che negli ultimi
cento anni la tecnologia ne ha fatta di strada e riusciamo a comunicare
anche a distanze superiori…"
Il mio sguardo torna a essere cupo.
"Comunicare con chi?"
"Con i nostri equipaggi… con chi altri?"
"Quindi avete navi in grado di compiere lunghi viaggi e di coprire
distanze equivalenti a quella che ho percorso io…"
Brian è orgoglioso di quello che sta per dire.
"Certo. La nostra Agenzia Spaziale, fin dal…"
"E allora perché cazzo non siete venuti a recuperarmi prima?"
Le parole mi sono uscite dai polmoni come una raffica di mitra.
Silenzio imbarazzato.
"Allora? Hai perso la lingua?"
Ora sto urlando.
"Ehm. Temo che nessuno si ricordi più della tua missione…"
"Che cosa?!"
"Devi capire che cento anni sono davvero tanti… Di quelli che avevano
organizzato la missione non è rimasto più nessuno, forse nemmeno i loro
figli sono vivi".
Rifletto su quelle ultime parole e torno a guardare il mio
interlocutore. E' più confuso e spaurito di me. E' solo un povero cristo
che la vita ha infilato dritto in un casino. Un'altra vittima del caso.
Non posso prendermela con lui.
"E tu? Come hai fatto a…"
"Il computer centrale. Qui adesso è notte… non c'è quasi nessuno in
questo turno e il computer mi ha collegato alla tua nave, proprio quando
è partito il video del Presidente Lloyd".
"Cos'altro sai di me e di questa cazzo di missione?"
"Niente. Mentre guardavo il video, ho fatto delle ricerche ma non ho
trovato nulla. Questa missione non esiste…"
"Cerca meglio. Non è possibile!"
"L'ho già fatto e i miei livelli d'autorizzazione sono al massimo
livello possibile. Non c'è niente di niente. Mi dispiace Joshua… sei
stato dimenticato".
Joshua non risponde.
"Joshua… cos'hai intenzione di fare? Se vuoi posso aiutarti con le
operazioni di discesa".
"Chi ha detto che voglio scendere?"
"Non vuoi scendere su GodLand? Ma… dopo tutto quello che hai fatto!"
"Che nei sai tu di cosa ho fatto io?"
"Niente, ma…"
"Bravo. Se non sai niente, stai zitto e lasciami in pace. Anzi già che
ci sei scollegati e richiamami fra un po'… diciamo un paio di giorni. Ho
bisogno di un po' di tempo per riflettere".
Silenzio. Brian si mette ad armeggiare a una tastiera, mentre io torno a
guardare GodLand sull'altro monitor.
"Joshua…"
"Sei ancora qui? Ti avevo detto di lasciarmi un po' di tempo..."
"È proprio questo il punto. Il tempo…"
"Cosa vorresti dire?"
"Non ne hai molto a disposizione".
"Ho tutto il tempo che voglio. Cosa vuoi che siano un paio di giorni
dopo cent'anni di solitudine?"
"Niente ma è che la nave deve per forza scendere su GodLand entro un
paio d'ore".
Joshua volta le spalle al monitor e s'incammina verso l'uscita.
"Tu sei matto…"
"Se non lo fai adesso uscirai dal campo gravitazionale del pianeta e la
successiva opportunità favorevole non si presenterà prima di tre mesi,
quattordici giorni e ventotto ore…"
Volto le spalle al display e mi dirigo verso l'uscita.
"Allora aspetterò tre mesi, quattordici giorni e ventotto ore…"
"Non è possibile".
Mi volto, spazientito, a guardare il monitor.
"Sentiamo perché non è possibile…"
"Sulla nave c'è acqua per una settimana al massimo e sei a corto anche
di energia. Devi atterrare per forza…"
"Cristo Santo, mi avete mandato fin quaggiù con le risorse contate!
Siete dei maledetti bastardi!"
"Io, a dire il vero, non ho avuta molta voce in capitolo, visto che
dovevo ancora nascere… ma hai ragione: è così. La missione è stata
studiata ai limiti delle possibilità dell'epoca".
Sento la disperazione crescermi dentro. Poi un pensiero nuovo m'illumina
lo sguardo.
"Ma adesso le cose sono cambiate e tu puoi inviare una missione di
soccorso!"
"Uhm… siamo diventati veloci, ma non così tanto. Non sarebbero lì prima
di sei, sette mesi…"
"Sono fottuto".
"Non capisco… fottuto? Cosa vuol dire?"
"Fregato, trombato, ingannato, imbrogliato… siete diventati tutti dei
bravi ragazzi, adesso da non capire più cosa vuol dire fottuto?"
Brian, intanto, ha ripreso a digitare sulla tastiera
"Ah, ho trovato… ma è una parolaccia! Un ufficiale non dovrebbe dire
delle parolacce… il regolamento è molto severo…"
Non gli lascio il tempo di terminare la frase. Esco dalla sala controllo
e percorro quasi correndo un lungo corridoio. Arrivo davanti a una porta
metallica sulla quale è scritto "Sala motori".
Digito un codice sulla tastiera ed entro. Mi richiudo la porta alle
spalle, anche se so che nessuno mi può seguire.
Trovo una consolle e mi ci siedo di fronte.
"JR mostrami lo stato delle risorse della nave".
Il display mostra una complessa schermata piena di indicatori grafici e
numerici molti dei quali sono rossi, molti altri arancione e solo alcuni
sono verdi.
"JR, non ci capisco niente… Come siamo messi?"
"Carburante per una settimana di navigazione o quattro settimane di
energia elettrica. Acqua per una settimana. Viveri per tre mesi.
Ossigeno per quattro settimane".
"Su questa nave non è previsto un sistema di produzione di energia
elettrica tramite pannelli solari?"
"Affermativo ma è insufficiente da solo a mantenere operativi tutti i
sistemi di controllo della nave".
"E di produzione dell'ossigeno?"
"Affermativo ma è insufficiente da solo a soddisfare le necessità
dell'equipaggio per un periodo superiore alle tre settimane".
"Produzione dell'acqua?"
"Negativo".
"Sono fottuto!"
Mi metto le mani nei capelli e rimango con i gomiti appoggiati alla
consolle. Vorrei tanto piangere, ma la mia istruzione militare me lo
impedisce.
Brian appare in un piccolo riquadro del display della consolle.
"Joshua…"
Non rispondo.
"Joshua… mi dispiace".
Alzo lo sguardo verso il display.
"Secondo te cosa dovrei fare?"
"Per la missione o per la tua salvezza?"
"Della missione non me ne frega un c… niente".
"Devi scendere su GodLand. È un pianeta ospitale, almeno all'apparenza.
C'è acqua, vegetazione e, soprattutto, c'è aria respirabile. Da quando
posso analizzare dalla strumentazione non c'è segno rilevabile di vita
animale e questa, in termini di sicurezza mi sembra una buona notizia:
non dovresti trovare nessun animale più grosso di un coniglio…"
"E poi?"
"Sul pianeta devi rimanere per circa tre settimane, prima che si
ripresentino le condizioni favorevoli per un decollo e quindi abbiamo
tutto il tempo per rifornire l'astronave di quel che serve per tornare a
casa oppure…"
"Oppure…"
"Oppure potresti decidere di rimanere lì in attesa di una missione di
soccorso, anche se, è brutto da dire, ma non so se verrà mai autorizzata
una missione così costosa…"
"Vorresti dire che i tuoi capi avrebbero il coraggio di lasciarmi
marcire quassù?"
"Rifletti Joshua. Chi sei tu per loro? Nessuno, anzi non esisti nemmeno…
a meno che…"
"A meno che? Parla, per Dio!"
"Non lo so… io sono solo un operatore del Servizio Controllo Operazioni
Spaziali, ma credo che se tu avessi qualcosa da offrire loro…"
"Io? Cosa vuoi che abbia da dare ai tuoi potenti capi… No! Non vorrai
mica che…"
"Sì, Joshua. La Verità. Se tu avessi la risposta alla Domanda,
manderebbero qualcuno lassù. Magari non per salvare te ma per verificare
se è vero".
Urlo con tutto il fiato che ho in corpo.
"Sei un maledetto bastardo! Stai cercando anche tu d'incastrarmi, di
fottermi come hanno già fatto i tuoi avi un secolo fa!"
"Pensa quello che vuoi, ma è l'unico modo che hai per tornare sulla
Terra in un tempo inferiore ai cento anni e magari… diventare per
davvero un mito come aveva detto il Presidente Lloyd".
Distolgo lo sguardo dal monitor. Chiudo gli occhi.
"Joshua, non hai molto tempo. Ti sono rimasti 94 minuti utili per
iniziare le operazioni di atterraggio. Non è molto…"
Resto con gli occhi chiusi e non rispondo.
"Joshua!"
"OK. Portami giù e prega il tuo Dio perché tutto vada bene".
Fine secondo capitolo
|
|